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NESSUNO TOCCHI IL PORTAFOGLIO DI PAPA' | MiM



Un paio di giorni or sono, sulla pagina facebook di Nessuno Tocchi Papà è stato pubblicato questo post

nel quale l'autore  riflette e si domanda arrovellandosi: "dove c'è scritto e su quale logica si basa il principio per cui il genitore che guadagna di più deve mantenere di più il figlio? Un bambino si fa in due e allora entrambi i genitori dovrebbero provvedere a lui in egual misura e in base alle reali esigenze di vita del minore"? 

Innanzitutto rispondiamo al quesito dell'autore del post.

Dove sta scritto che un genitore deve mantenere il figlio in proporzione al proprio reddito? 

Sta scritto in un principio di equità. Partiamo dalla Costituzione: articolo 53:  "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è impostato a criteri di progressività". La Costituzione quindi stabilisce il principio di equità e sancisce che il pagamento delle tasse deve essere proporzionale al reddito: chi è più ricco contribuirà in maniera proporzionalmente maggiore al pagamento delle imposte.  Il criterio di equità che è alla base delle società democratiche,  lo troviamo anche nel diritto di famiglia: l'articolo 143 del codice civile dice che "entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia".  

E' chiaro?

Non si può essere penalizzati dalla povertà e nemmeno i figli devono essere penalizzati dalla disparità di reddito tra genitori separati. E' persino imbarazzante specificare che se un coniuge guadagna 7mila o 8mila euro al mese, e l'altro mille o anche 2mila non potrebbe mai contribuire in maniera paritaria al mantenimento dei figli insieme a chi guadagna il doppio o il triplo, o ancora di più. 

La logica che anima le rivendicazioni di alcuni uomini che si sono separati è dettata dal rancore  nei confronti delle ex mogli con ossessioni di controllo che probabilmente erano già attuate durante la relazione fino a configurarsi come violenza  psicologica. La violenza economica infatti, è una delle forme di violenza che colpiscono le donne all'interno di relazioni violente e il bisogno di controllare la ex partner da parte di  uomini violenti o prevaricatori non cessa con la separazione. Il denaro è il mezzo per esercitare ancora quel controllo. 

C'è una narrazione tossica che da due decenni almeno, ci presenta gli uomini separati come ridotti a vivere sotto un ponte e donne separate che fanno la vita delle nababbe come se  avessero sposato tutte dei Donald Trump. Questa narrazione ha alimentato, incentivato e coltivato l'odio per le donne  separate ma nel 2011 l' Istat rilevò che: 

La quota di separate, divorziate o riconiugate in famiglie a rischio di povertà è più alta (24%) rispetto a quella degli uomini nella stessa condizione (15,3%) e a quella delle donne in totale (19,2%). Le percentuali più elevate di donne a rischio di povertà si trovano tra le single (28,7%) e tra le madri sole (24,9%).  Chi ha cambiato abitazione (41,3%) è tornato per lo più a casa dei genitori (il 32,5% degli uomini e il 39,3% delle donne), oppure ha preso un’altra abitazione in affitto (il 36,8% e il 30,5%). Dopo la separazione, a veder peggiorare la propria condizione economica sono soprattutto le donne (il 50,9% contro il 40,1%), chi al momento dello scioglimento non aveva un’occupazione a tempo pieno (54,7%) e chi aveva figli (52,9%). Il 19% di chi ha vissuto la rottura di un matrimonio ha ricevuto aiuti in denaro o in natura nei due anni successivi alla separazione. Si tratta, in gran parte, di donne e di persone che vivono al Sud.

Le cose stanno diversamente ovvero la separazione impoverisce tutti ma da essere maggiormente penalizzate economicamente sono le donne. Non ci sono nababbe che separate da impiegati od operai facciano la bella vita a meno di non saper moltiplicare il denaro come Cristo moltiplicò pani e pesci. 

Si sarebbe potuto e si potrebbe affrontare il problema della povertà di uomini e donne dopo la separazione, attraverso scelte politiche, come spiegava oggi il presidente PiM, Jakub Stanislaw Golebiewski nel post PILLON AVREBBE FALLITO COMINQUE, ma questa strada non soddisfa certo  la voglia di vendicarsi della ex per aver ricevuto un due di picche. 

Nadia Somma

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