Mentre incertezza e paura si fanno spazio in una Italia colpita gravemente dal coronavirus, si risvegliano gli sciacalli mascolinisti interessati solo a iniettare odio verso le donne.
Leggere, navigare su internet e curiosare sui social sono alcune delle attività che in questi giorni possono essere fatte stando a casa assieme ai figli, alternando lavoro, attività ludica e scolastica a distanza. Dai social traspare che stiamo vivendo un momento di incertezza e preoccupazione e non si riesce a spiegare la volgarità e l’accanito sciacallaggio della pagina pubblica Facebook di Stalker Sarai Tu che in questo momento attacca e diffama un servizio di pubblica utilità come il 1522.

Il numero è rivolto alle donne che subiscono violenza e che possono
trovarsi in maggiori difficoltà a causa dell’emergenza del coronavirus. La
diffusione della pandemia e le misure per contenerla hanno travolto tutte e
tutti, anche i Centri antiviolenza che nel rispetto del DPCM - Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri
– promulgato l’11 marzo scorso, stanno
fronteggiando questa crisi per continuare a tutelare le donne sia dalla violenza che dal
rischio di contagio.
Nei giorni scorsi
D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza - ha promosso una campagna di informazione sui
social per far sapere che i CAV - Centri Anti Violenza - non sono chiusi, che si sono
riorganizzati, che hanno sospeso i colloqui personali ma continuano a
rispondere al telefono o a fare colloqui con Skype. E oggi a Radio 1 Antonella Veltri, presidente D.i.Re è intervenuta sul tema insieme ad Elena Bonetti, ministra per le Pari Opportunità e Paola Di Nicola, giudice del Tribunale di Roma.
Le Case Rifugio continuano ad ospitare le donne che scappano
dalla violenza con i loro figli e si sta cercando di riorganizzare l’emergenza.
E’ tutto molto più complicato perché il DPCM ha disposto la chiusura di uffici,
negozi, aziende e chi lavora lo fa da casa tramite lo smart working. Ma che accade quando una donna è costretta a restare
a casa con l’autore di maltrattamenti?
Le violenze aumentano
proprio nei momenti di maggiore condivisione di tempo in famiglia come avviene durante le feste o le ferie. La stessa Cina ha rilevato come la pandemia abbia favorito
aggressioni e violenze tra le mura domestiche con un’impennata di denunce per
violenza e maltrattamento. In queste ore così difficili c’è una grande
preoccupazione per tutte le donne che hanno relazioni con violenti e che rischiano di trovarsi bloccate in casa con chi
le maltratta senza poter dar voce alla sofferenza provocata a figli minori,
costretti ad assistere alle violenze. I numeri
parlano chiaro: nel 2018 ci sono stati 80 uccisioni tra coniugi e di questi, 73
sono le donne uccise contro i 7 uomini uccisi. Solo uno sarebbe inaccettabile
ma è un dato di fatto che le donne sono maggiormente esposte al rischio di
violenza domestica e lo confermano sia i dati Istat che quelli D.i.Re: l’autore
della violenza è il partner nella maggioranza dei casi (56%), poi ci sono le violenze commesse
dall’ex-partner (21%) o da altri
familiari (10%) per questo
l’invito #IoRestoaCasa che già
mette in difficoltà chiunque perché è una scelta forzata, può
diventare un incubo.
Il 1522 è un importante servizio finanziato
da anni dal Dipartimento per le Pari Opportunità, che mette in contatto le
donne con il Centro antiviolenza più vicino e la stessa ministra per le Pari Opportunità, Elena
Bonetti, ha inviato le vittime di violenza e stalking ad usare il servizio
qualora ve ne sia la necessità. In un momento come questo la pubblicazione di
una serie di post contro il 1522 sulla pagina Stalker Sarai tu non solo è un delirante attacco contro un servizio
di pubblica utilità ma rischia di spingere qualche idiota a telefonare tenendo
impegnata la linea inutilmente.
Date le premesse, è inutile specificare che la pagina per 365 giorni
all’anno è piena di contenuti che esprimono un odio viscerale contro le donne, soprattutto quelle che subiscono violenza che nel "95% dei casi sono svuotacojoni capaci di farsi prendere a calci in pancia persino da Padre Pio" e contro le attiviste dei Centri antiviolenza, le temutissime femministe o nazifemministe
come definite dal sito che sono "sgualdrine che fanno vittimismo e sciacallaggio".
Il 25 febbraio scorso, su Stalker
Sarai Tu è stato pubblicato un post che esprimeva rammarico perché Placido Domingo aveva chiesto
scusa per abusi sessuali commessi in passato perchè secondo la filosofia da banda
bassotti: mai confessare e occhio alla
pula! Nel mondo rovesciato di questa pagina, i diritti delle donne sono
“terrorismo giudiziario” e i violenti sono sempre vittime ingiustamente
calunniate.
Qualche giorno prima invece si
pubblicavano suggerimenti sullo scamparla liscia dopo aver commesso atti vandalici contro le panchine rosse in
ricordo delle vittime di femminicidio: “Casco
integrale, qualche amico a coprire e il gioco è fatto”. (il commento è stato cancellato per un
tardivo senso della decenza).
I suoi grotteschi collaboratori si dilettano nella scrittura di penosi e soporiferi pistolotti come Otto West si dilettava ad annusarsi l’ascella maleodorante nel film Un pesce di nome Wanda e cialtroni in baffetti giustificano le peggiori tesi maschiliste e sessiste sulla violenza contro le donne: “se l’è cercata” , “un pover’uomo che deve fare se una donna lo lascia e gli porta via tutto?”, “se le donne non si separassero non verrebbero uccise” (e grazie della perspicacia). Ma se si chiede loro se per caso stiano facendo il tifo per violenti e assassini, negano perché si vergognano delle loro stesse idee. Si tratta dei soliti noti che stilano tra le vittime di violenza domestica anche gli assassini che si suicidano dopo aver compiuto stragi familiari e nello stesso tempo negano il femminicidio con una risibile manipolazione di dati statistici eppoi, non ancora appagati, sono capaci di spacciarsi, senza timore per il ridicolo, da ricercatori, studiosi di statistica anche se nella vita hanno fatto ben altro.
Chi frequenta
questa pagina? Haters che
scrivono commenti volgari e misogini che
non vengono mai cancellati dalla moderazione. Lo slut shaming e il body shaming qua sono uno stile.
Dopo la pubblicazione dei post sul 1522 gli haters hanno fatto a gara a chi le sparava più grosse fino ad infangare, con le solite balle spaziali, chi gestisce il servizio o a insultare le attiviste dei Centri antiviolenza impegnate in questi giorni ad aiutare le donne e i bambini vittime di violenza. Per esempio Davide Stasi, uno degli amministratori della pagina (per informazioni sul personaggio e la sua concezione delle donne leggere qui) così impiega il suo tempo mentre è casa e commenta sulla pagina D.i.Re.
Dopo la pubblicazione dei post sul 1522 gli haters hanno fatto a gara a chi le sparava più grosse fino ad infangare, con le solite balle spaziali, chi gestisce il servizio o a insultare le attiviste dei Centri antiviolenza impegnate in questi giorni ad aiutare le donne e i bambini vittime di violenza. Per esempio Davide Stasi, uno degli amministratori della pagina (per informazioni sul personaggio e la sua concezione delle donne leggere qui) così impiega il suo tempo mentre è casa e commenta sulla pagina D.i.Re.
Prendiamo atto che il coronavirus non ferma la violenza, l’odio, gli imbecilli e tutti i perditempo abituati ad un cronico fancazzismo che chiusi
in casa per le direttive del DPCM non trovano di meglio da fare che inserire la
loro merda nel ventilatore: la
materia iniqua gli finisce sistematicamente addosso ma
loro puntualmente ci sguazzano con
felicità ed entusiasmo. Sono incapaci di coltivare solidarietà, rispetto,
empatia persino in un momento tragico come questo mentre sulle strade deserte
il silenzio è rotto solo dal suono delle ambulanze o della campane che suonano
per i morti, ma loro non sentono, sono carenti di intelletto e di umanità.
di Jakub Golebiwìewski e Nadia Somma
di Jakub Golebiwìewski e Nadia Somma
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